Aprile 7, 2026 morenomaugliani

Note di percorso – Settimana 14: Smettere di immortalare l’ombra

scrivania di uno studioso con libri, quaderni, penne, occhiali, tablet e caffè

Ci sono stati due concetti che hanno segnato le riflessioni di questa settimana:

Non c’è nessuno che viva la propria vita sino in fondo, a parte i toreri.

e Burkeman:

Spending your days trying to get experiences ‘under your belt’, so as to maximise your collection of them, or to feel more confident about their future supply, means you never get to enjoy them properly because another agenda is at play.

In questi giorni di passaggio, una frase è rimasta incagliata nei miei pensieri come un monito: “Stai cercando di immortalare l’ombra mentre perdi la luce”. È la fotografia esatta di una tensione che mi porto dentro. Da una parte sento il bisogno viscerale di vivere consapevolmente. Ma dall’altra ho realizzato che, paradossalmente, scrivere, studiare e registrare note è diventato un modo per “meritarmi” il diritto di esistere o per esorcizzare la fine. Un percorso che ha finito per allontanarmi di più dalla vita vera e consapevole.

La luce — la vita vera, quella che accade mentre i bambini giocano o mentre curo il giardino — non ha bisogno di essere archiviata per essere reale.

L’architettura della paura: Giustificare l’esistenza

Attraverso le riflessioni di questi giorni e il confronto con Heidegger, ho dovuto ammettere a me stesso che il “motore” di molta della mia agitazione è la paura. Dopo aver perso cinque persone care in quattro anni, lo studio e la scrittura ossessiva sono diventati il mio scudo, il mio modo per dire: “Sono qui, sto facendo qualcosa di importante, lasciatemi ancora un po’ di tempo”.

È un meccanismo di difesa che stanca. Ho realizzato che questa “iper-produzione” mentale è un tentativo di spostare la pietra del sepolcro con le mie sole forze. Ma come ho sentito durante la veglia pasquale: “La buona notizia è che Dio ha già smosso quella pietra per voi”. Il compito non è più spingere, ma avere il coraggio di guardare dentro il vuoto che si è creato, con la fiducia che quel vuoto non è morte, ma spazio per altro.

Il primato della prassi: Dal monitor al giardino

Ho capito che la mia mente è ipnotizzata dagli schermi: MacBook, iPad e ReMarkable creano un’urgenza fittizia, come se dovessi sempre stare facendo “altro”.

Riprendendo il concetto di esistenza autentica, la lezione è chiara: la prassi ha il primato sulla teoria. Un’ora passata a fare Yin Yoga o a sistemare il giardino con i bambini vale più di mille note collegate tra loro. C’è una verità tangibile nel toccare la terra o nel sentire il respiro che si calma dopo aver smesso di bere caffè. È un ritorno al corpo che mette a tacere il rumore del “Sé” e lascia spazio a Dio.

Come sempre, la verità sta nel mezzo. Seneca lo diceva già:

Ogni giorno metti da parte qualcosa che ti serva contro la miseria e contro la morte e dei tanti libri che leggi conserva una frase o un pensiero sul quale riflettere ogni giorno.

Ma qui si tratta però di un’attività di supporto, il vero sensemaking, la riflessione sana che trovo anche nel Dhammapada:

La riflessione è la via all’immortalità, la leggerezza è la via alla morte. Coloro che vigilano riflettendo non muoiono mai; i superficiali, gli ignoranti, sono come morti.
Risvegliati, allora, difendendo e vigilando attentamente su te stesso, sarai immutabilmente felice.

Ci sono cascato quindi. Come diceva Ratzinger, sono preda del Verum quia faciendum – la verità è ciò che è possibile fare. Il mio scopo per questa settimana è tornare al Verum est ens: noi siamo già parte di una verità che non dobbiamo creare. Bisogna solo sentirla e abbracciarla.


I 3 Highlights della settimana

  1. Il digiuno dagli schermi: Togliere i dispositivi dalla visuale per riscoprire che nessuno sta controllando quanto produco. La libertà nasce quando si smette di essere i propri carcerieri.
  2. La lezione del caffè: Accettare il mal di testa del distacco per ritrovare una calma fisica più profonda. Il benessere è spesso un atto di rinuncia, non di aggiunta.
  3. La gratitudine del silenzio: Quel momento di commozione osservando i bambini dormire. Lì, nella totale assenza di “fare”, si trova il massimo dell’ “essere” e la vicinanza più autentica a Dio.

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