Questa settimana è stata dedicata all’approfondimento della natura della coscienza e all’integrazione di concetti filosofici nella vita quotidiana, con un focus particolare sul passaggio dalla teoria alla prassi.
Due citazioni hanno guidato i miei studi. La prima viene dal bel romanzo di Chandler, Il grande sonno:
Le onde si arricciavano schiumando… come pensieri che cerchino di prendere corpo sulla soglia della coscienza.
La seconda è una riflessione sulla meditazione non-duale:
“La coscienza è l’unico oceano; i pensieri e le emozioni sono solo increspature sulla sua superficie. L’acqua non è mai minacciata dalle onde.”
L’Oceano e le Onde: La Coscienza come Sostanza
“La vita è quello che si rivela attraverso la coscienza, ed essa c’è sempre e dovunque. Il nostro errore è di chiamare vita quel che ce la nasconde”, conferma Tolstoj. E qui ritorna la tendenza a “stare fuori”, quel Verum quia faciendum che ormai è diventata l’unica applicazione possibile della nostra realtà.
Tolstoj stesso ha vissuto un grandissimo periodo di crisi, che l’aveva portato quasi al suicidio. Da notare: il malessere è nato e cresciuto proprio quando è diventato l’uomo più ricco di tutta la Russia. Aveva scritto Anna Karenina (non dimenticherò mai questo libro) e Guerra e Pace, oltre ad altre perle più brevi. “Le mie ricchezze e possedimenti aumentano senza che io faccia niente” spiega. Eppure c’era qualcosa, un vuoto dal quale usciva un’eco assordante. Nel suo splendido libro Confessione, che consiglio vivamente a chi come me è alla ricerca di un senso, scrive:
“Oggi, ricordando quel tempo, vedo chiaramente che la mia fede – ciò che all’infuori degli istinti animali muoveva la mia vita – l’unica autentica mia fede in quel tempo era la fede nel perfezionamento. Ma in che cosa consistesse il perfezionamento e quale fosse il suo fine, non avrei potuto dirlo. Io mi sforzavo di perfezionarmi intellettualmente, imparavo tutto quel che potevo, tutto quello verso cui la vita mi spingeva; mi sforzavo di perfezionare la mia volontà: mi ero compilato delle regole che mi sforzavo di seguire; mi perfezionavo fisicamente, esercitando la forza e la destrezza con ogni specie di attività e allenandomi alla resistenza e alla pazienza con privazioni di ogni specie. E tutto ciò io lo consideravo perfezionamento.”
Questa riflessione anticipa già quanto dice Han in The burnout society: il motto della nostra società è diventato “Niente è impossibile“. Questo porta ad una lotta sfiancante non contro il prossimo, ma contro sé stessi.
Il Primato della Prassi: Dal Monitor alla Terra
Il lavoro su Heidegger e il concetto di esistenza autentica mi ha confermato alla conclusione che la prassi ha il primato sulla teoria.
- Lo Yin Yoga non è stato solo esercizio, ma un esperimento di “ritorno al corpo” per mettere a tacere il rumore del Sé.
- Sensemaking fisico: C’è una verità tangibile nel lavoro manuale e nella presenza fisica che la pura archiviazione digitale non può sostituire.
L’intuizione fondamentale è che ogni evento mentale non è un oggetto esterno osservato da un “io”, ma una modificazione della coscienza stessa.
- Sostanza vs Forma: Comprendere che la “materia” di un pensiero ansioso o di una gioia è la stessa della pace profonda.
- Il Fondale Nitido: La rimozione di stimolanti (caffè) e distrazioni mi ha permesso di osservare più chiaramente come i pensieri sorgano, raggiungano un picco e si riassorbano naturalmente, senza bisogno di intervento.
I 3 Apprendimenti Chiave della settimana
- La Filosofia dell’AI: L’incontro con professionisti del settore ha evidenziato che la vera competenza oggi non risiede solo nella padronanza tecnica, ma nell’impostazione filosofica dell’utilizzo dell’AI. Il divario non è generazionale, ma di profondità di visione.
- Successo attraverso il Distacco: La vittoria a scacchi contro un avversario storico ha dimostrato che quando si abbandona l’ossessione per il risultato (vittoria) e ci si concentra sulla bellezza della struttura (Nimzovitsch), la performance migliora spontaneamente.
- Verum est ens: Tornare alla consapevolezza di Ratzinger per cui noi siamo già parte di una verità che non dobbiamo “creare” o “produrre”, ma semplicemente abitare.
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