Gennaio 9, 2026 morenomaugliani

La chimera degli anni d’oro: Dialogo su un’illusione

De hersenschim van de gouden jaren

Esiste un’illusione che ci portiamo dietro come un bagaglio invisibile: l’idea che il passato sia un Eden perduto dove tutto era perfetto. È quella che Andrea Sestili – una delle poche cose di cui sono grato all’algoritmo di YouTube – in una riflessione video che mi ha molto colpito, definisce “La Chimera degli anni d’oro“.

Questa definizione mi ha scosso perché ha dato un nome a un fallimento che ho vissuto sulla mia pelle. A dicembre sono tornato a Vicovaro, il mio paese natale. Avevo proiettato questo momento per settimane: io che cammino mano nella mano con mio figlio, mia moglie accanto con nostra figlia. Scorci che per chiunque altro sono solo pietre e angoli, ma che per me custodiscono l’alfabeto della mia infanzia. Invece, una volta lì, la realtà ha smascherato l’illusione: i luoghi erano rimasti, ma il “senso” era evaporato.

Mentre ascoltavo Andrea citare Søren Kierkegaard, tutto è diventato chiaro. Il mio errore era lo stesso descritto nell’esperimento sulla Ripetizione: tornare a Berlino (per me Vicovaro) sperando di ricalcare esattamente i passi del passato per riviverne l’estasi. Ma la ripetizione non esiste come copia carbone. Il tempo non è un nastro che si può riavvolgere.

Kierkegaard distingue il ricordo (un movimento all’indietro verso un oggetto passato, morto) dalla ripetizione (un movimento in avanti). Io non cercavo una ripetizione, cercavo un ricordo. E per questo sono rimasto a mani vuote.

Questa ferita la si ritrova anche in Cesare Pavese, un altro riferimento che Sestili usa per mappare questa disillusione. In La luna e i falò (un libro catartico per me), Anguilla scopre che la sua non è una delusione geografica, ma cronologica: credeva di tornare in un luogo, ma cercava un tempo.

Qui entriamo nel cuore di quello che Andrea chiama il Ricordo mancato: una nostalgia del futuro, l’angoscia per una bellezza che potrebbe accadere ma che immaginiamo già perduta.

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È a questo punto, però, che la mia riflessione ha sentito il bisogno di un ulteriore ponte. Se è vero che cercare l’identità nel passato è come guardare il retro di una copertina, come facciamo a vivere questa “frontiera” senza impazzire?

Mi è venuto in soccorso David Whyte (scoperto tramite Sam Harris), che sembra completare perfettamente il discorso: l’essere umano è il punto esatto in cui ciò che conosciamo incontra l’ignoto. Siamo sempre in bilico sull’orizzonte degli eventi. In questo equilibrio precario, ciò che stiamo per diventare avrà sempre la meglio su chi pensavamo di essere.

Se la chimera ci sposta sempre altrove, la sintesi con cui Andrea chiude il suo video è l’unica bussola possibile: “Gli anni d’oro sono qui ogni giorno, ma sempre ad un passo da noi.

La sfida non è raggiungerli tornando indietro, ma accettare di vivere su quel confine: l’attimo in cui il passato smette di essere un’ancora e diventa, finalmente, la terra da cui saltare verso il possibile.

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