Una perturbazione dal nord ha abbassato le temperature, tanto da farci tornare ai giacconi invernali. Mentre ti guardo giocare sento un ticchettio sempre più forte.
“Guarda Ale, sta grandinando!”
Tu lasci le costruzioni e corri alla finestra. C’è la tua scaletta preferita. Ti arrampichi per guardare fuori. La stanza si riempie dei tuoi “wow” e del tuo sorriso stupito. Lo stesso stupore che mi coglie ogni volta che ti guardo e realizzo quanto sei cresciuto.
Oggi compi tre anni, amore mio.
Sei così alto che fatico a ricordare i giorni in cui ti tenevo sul mio avambraccio. Nella tua voglia di vivere e scoprire il mondo rivedo l’eco dei tuoi occhioni che osservano tutto dalla culla.
Non possono essere passati solo 365 giorni dal tuo secondo compleanno.
La grandine rimbalza sulla macchina, come i pensieri nella mia testa. Mi viene quasi da arrabbiarmi con il Tempo, perché mentre lo vivo mi sembra sempre di non averne. Penso a quando ti ho visto per la prima volta. A quando ti ho preso in braccio. Quando ho sentito il tuo profumo. Un profumo che riconoscerei tra milioni. La tua mano che mi stringe la maglietta mentre dormi. Le nostre colazioni. I tuoi primi passi. Le passeggiate in bicicletta. Ricordi che sono diventati il collante della mia esistenza.
Ogni giorno cresco con te, imparando ad essere padre. Ho 40 anni, ma tu dall’alto dei tuoi 3 anni, sai sempre mostrarmi la Verità. Sei lo specchio che riflette chi sono e chi dovrei essere. E sai quando realizzo queste cose? In un momento preciso: ogni sera, quando prima di andare a letto passo in camera tua a rimboccarti le coperte. In quei momenti tutto sembra cadere al proprio posto. Le preoccupazioni e le ansie evaporano. Una serenità dimenticata si fa strada nel mio cuore. La vita non è più un mistero, ma una benedizione per cui rendere grazie nei pensieri e nelle opere. Così come la vedevo da bambino. Così come la vedi tu adesso.
Veloce come era arrivata, la grandine sparisce. Il sole si fa strada tra le nuvole. Oltre alla stanza sembra illuminarmi dentro. Qualcosa di indefinito si scioglie, trasformandosi in energia che circola dentro fino ad arrivare al cuore.
“Papà ora ha smesso di piovere. Usciamo a giocare?”
“No amore, è meglio aspettare. Ora è tutto bagnato.” Nei momenti di egoismo mi piace pensare che sia io ad insegnarti a vivere.
“Ma no papà, posso mettere gli stivali!”
I tuoi stivali grigi con il viso di un orsetto lavatore. Te li invidio, perché mi ricordano che non serve che tutto sia perfetto per uscire di casa. Serve solo un paio di stivali. Mi hai appena dato una lezione: Io conto i minuti, tu conti i salti. Io guardo l’orologio, tu guardi le pozzanghere. In questo divario tra i miei quarant’anni e i tuoi tre, c’è tutto lo spazio del mondo. Uno spazio che riempiamo ridendo per niente sul tappeto del salotto.
Non ti auguro una vita senza pioggia, Alexander. Ti auguro di avere sempre voglia di mettere gli stivali. Di non perdere mai quel ‘wow’ davanti ai chicchi di grandine. E di trovare sempre una mano — la mia, finché potrò, o quella di chi amerai — da stringere forte quando il ticchettio sul tetto si farà troppo forte.
Ti amo, come non sapevo di poter amare.
Papà.
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