Il 2025 è stato l’anno in cui ho imparato a scavare.
Jung diceva:
La vita vera inizia a 40 anni. Fino ad allora hai solo fatto ricerca.
La prima parte della vita è dedicata a costruire il proprio ego attraverso l’educazione, lo studio, il lavoro, le relazioni e i ruoli sociali. Facciamo di tutto per sentirci accettati, per appartenere al gruppo. Spesso a discapito dei nostri talenti e delle nostre qualità individuali.
A 40, secondo Jung, molte persone provano un senso di smarrimento, un’ansia indefinita, che troppo facilmente viene etichettata come crisi di mezza età, spesso con accezione negativa.
Invece questa fase di negativo non ha assolutamente niente. Al contrario, è un sintomo di una grande crescita interiore. Jung chiama questo processo “Individuazione”, in cui la persona volge la sua attenzione dentro di sé.
E per andare dentro di sé bisogna scavare.
Gennaio-Marzo
Le fondamenta del metodo
L’inizio dell’anno è stato dominato da un’esigenza concreta: dare ordine al pensiero.
Ho lavorato sulla gestione della conoscenza, sulla struttura del mio “secondo cervello”, sui flussi di lavoro per scuola, scrittura e ricerca. Ho iniziato a definire procedure, tempate, abitudini e routine. Non era ancora filosofia, ma più artigianato mentale.
Guardandomi indietro, capisco che stavo costruendo il terreno su cui avrei poi camminato.
Aprile
L’architettura del pensiero
Aprile è stato il mese della struttura.
Ho messo mano all’organizzazione dei contenuti del blog, alla pubblicazione multilingue (il sito è aggiornato in olandese e in italiano), alla pulizia dei sistemi. Ho studiato un po’ il formato YAML, per dare forma ad un ecosistema che potesse sostenere la complessità dei miei pensieri.
Ordine fuori, per creare spazio dentro.
Maggio
Il ritorno ai classici: il Trivio
Qui è avvenuta una svolta.
Ho scoperto di nuovo le arti liberali – Logica, Grammatica, Retorica – come una bussola per l’era digitale. Mi sono reso conto che senza questi strumenti rischiamo di perdere la capacità di pensare, parlare e scrivere con intenzione.
In un mondo che corre, tornare ai classici è stato un atto di resistenza.
Leggi anche: Il Trivio per il XXI secolo: pensare, parlare, distinguere
Giugno
La rivoluzione dell’attenzione
A giugno ho iniziato ad interrogarmi su come espormi come educatore e divulgatore.
Al lavoro mi hanno comunicato che intendevano investire su di me, finanziandomi un corso per diventare insegnante di olandese per stranieri.
E’ emersa una consapevolezza dolorosa: gli algoritmi ci spingono verso la superficie. Ci sottraggono profondità, continuità, tempo lungo. Ho iniziato a parlare di rivoluzione dell’attenzione: non uno slogan, ma una pratica quotidiana.
Proteggere il proprio sguardo è una forma di libertà.
Leggi anche Manuale di sopravvivenza al tempo degli algoritmi
Luglio
La frizione del pensiero
Questo è stato uno dei mesi più importanti.
Ho capito che il pensiero vero nasce dall’attrito. Dalla lentezza. Dalla riscrittura. Dalla rilettura. All’inizio dell’anno ero in preda alla febbre da AI (Intelligenza Artificiale: le domande che non possiamo più ignorare). Ma quasi subito è nato il dubbio, che a luglio è diventata una certezza. Quella a cui stavo assistendo – su me stesso in prima persona oltre che a livello sociale – era quella conosciuta come delocalizzazione cognitiva. La rivoluzione industriale ha delocalizzato il lavoro fisico. L’era dell’informazione ha delocalizzato la memoria (Socrate lo pensava già della scrittura). L’era dell’AI sta delocalizzando il pensiero.
I miei rimedi sono stati Deep Reading e il Deep Listening, oltre che naturalmente il Journaling (sia analogico che digitale).
Agosto
Silenzio e attesa
Agosto è stato un mese di decantazione.
Pochi progetti, molta osservazione. Era la soglia prima dei 40 anni: non nostalgia, ma preparazione. Il tempo si è fatto più lento, più denso.
Anche il vuoto lavora. Nel silenzio si trova il divino.
Settembre
La soglia dei quarant’anni: essere, non apparire
Settembre è stato un punto di non ritorno.
Ho distillato 40 lezioni in 40 anni. Ciò che la vita mi ha insegnato finora. Non era un elenco motivazionale, ma un inventario di verità personali: il corpo come tempio, la centralità della spiritualità, la differenza tra essere in tempo (produttività) ed essere nel tempo (presenza).
La maturità per me non era più diventare “efficiente”, ma imparare ad essere. Un inno alla Vita Contemplativa.
Ottobre
Integrazione
In questo mese ho aggiornato totalmente il paradigma.
Ottobre è stato il mese della prova concreta: come tenere insieme il lavoro, la ricerca, la vita interiore, senza scivolare nel personaggio. Nessuna grande rivelazione, solo pratica quotidiana.
E’ lì che si misura la verità delle idee.
Novembre
Il paradosso della scelta
Il passo successivo è stato affrontare il paradosso più frequente: più possibilità di scelta abbiamo, più rischiamo di paralizzarci.
Ho compreso che decidere significa tagliare, nel vero senso della parola. Rinunciare. Dire no. Le attività ateliche – suonare, scrivere e allenarsi – mi hanno ricordato che non tutto deve produrre risultato. A volte il fine è l’azione stessa.
Un ritorno all’essenziale.
Dicembre
Cura, didattica, dono
L’anno si è concluso tornando alla pedagogia.
Ho approfondito didattica e pedagogia per i miei studenti A1 e A2, concentrandomi non solo sulla lingua, ma sulle competenze metacognitive. Capire come si impara, non solo cosa. Qui la mia ricerca interiore è diventata azione.
Trasmettere strumenti, non solo contenuti. Questo, oggi, mi sembra il gesto più onesto.
Conclusione
Guardando il 2025 dall’alto, vedo una direzione chiara:
- Meno velocità
- Più profondità
- Meno accumulo
- Più scelta consapevole
- Meno rumore
- Più presenza
Compiere 40 anni non è stato solo un traguardo, ma anche un passaggio di responsabilità: nei confronti del tempo, della conoscenza degli altri e di me stesso.
E’ stato facile? Assolutamente no.
Il 2025 mi ha portato via 3 nonni in 4 mesi, tra agosto e novembre. E’ tornata l’ansia, che mi ha irrigidito cuore e corpo, togliendomi (per il momento) il piacere dello sport.
Questo mio percorso è stato più un bisogno di adattamento. Lo vedo così. Perché in fondo questo è quello che mi fa sentire vivo: crescere, evolvermi, cambiare pelle. Sentire Dio dentro di me e ricercarlo in tutto ciò che mi circonda.
Un senso diverso, un senso vero. La prospettiva sulla quale è costruita la nostra realtà.
Se il punto di fuga è la nostra determinazione, il foglio di carta su cui è disegnato è Dio.
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