Febbraio 13, 2024 morenomaugliani

Vivere nei Paesi Bassi: l’importanza di imparare l’olandese

La prima cosa che ho voluto fare dopo essermi trasferito nei Paesi Bassi è stata imparare la l’olandese. È una questione di rispetto per il Paese che mi ospita, oltre che un arricchimento smisurato per me.

“I limiti del mio linguaggio costituiscono i limiti del mio mondo” diceva Ludwig Wittgenstein e io sono troppo curioso per rimanere dentro i miei di limiti. Esprimersi in un’altra lingua influenza profondamente il modo in cui ci si rapporta con la realtà. La grammatica stessa obbliga a descriverla in maniera diversa. La percezione cambia a seconda della lingua che si utilizza.

Non esagero quindi, quando dico che imparare l’olandese mi ha donato una nuova vita.

Un po’ come Mattia Pascal e Adriano Meis. La stessa persona che vive due vite simili eppure completamente diverse. Non potevo immaginare ricchezza maggiore.

Per imparare la lingua ho seguito un corso intensivo di 5 mesi. Tre ore al giorno per tre giorni a settimana. In più, ho chiesto a tutte le persone intorno a me, che gentilmente si sforzavano di parlarmi in inglese, di parlarmi solo in olandese.

quaderno con traduzioni di parole dall'olandese all'italianoPiù o meno nello stesso periodo ho iniziato a lavorare. I soldi della borsa di studio stavano per finire. Ho trovato lavoro nel ristorante dove lavorava anche Carolien. Il proprietario di questa splendida tenuta si rivelerà una delle figure più importanti nei miei primi anni qui.

Ho iniziato come lavapiatti. Passavo le ore lavorando nella mia bolla non capendo una sola parola di ciò che si diceva intorno a me. Se l’olandese è difficile, immagina il dialetto. Il proprietario si assicurava che tutti mi parlassero in olandese, anche se all’inizio non capivo niente.

Il primo anno è stato terribile. L’olandese ricorda in alcuni suoni il tedesco, che nel nostro immaginario collettivo non suona esattamente come una lingua amichevole. Suoni aspri e duri che in italiano non esistono. Dittonghi da imparare, regole grammaticali, verbi modali, regolari e irregolari.

Ho adottato metodi creativi per esercitarmi. Ho iniziato a comprare fumetti. Dialoghi brevi e pensati per bambini. L’ideale. Oppure le parole intrecciate. Quei puzzle di lettere in cui devi cercare una lista di parole. Avevo un dizionario di olandese per stranieri. Cercavo le parole nel puzzle, poi ne cercavo il significato sul dizionario. Riportavo tutto su un quadernino che usavo per le esercitazioni. In questo modo lavoravo sull’ortografia e il vocabolario allo stesso tempo.

Dopo il primo anno, ho iniziato ad avere sprazzi di “comprensione”. In momenti ancora random, capivo cosa veniva detto alla radio. Oppure ciò che due persone per strada si erano appena dette. Quando qualcuno mi parlava, capivo sempre meglio cosa dicessero. Rimaneva il problema del rispondere. A quel punto la maggior parte delle mie risposte era “ja” o “nee”, cioè si o no. Spesso mi buttavo, non essendo sicuro di aver capito bene cosa mi veniva detto.

Poi è successo senza che me ne accorgessi. Quelle due parole che capivo alla radio sono diventate 4, poi 6, poi 8. Ero in grado di comprendere intere conversazioni. Le mie frasi di risposta diventavano sempre più elaborate. Ho iniziato a guardare film in lingua originale con sottotitoli in olandese. Anche a casa, abbiamo iniziato a parlare sempre più olandese. Senza neanche accorgermene, era diventata la mia lingua principale.

Dopo soli 5 mesi sono stato in grado di fare l’esame per il certificato B1, superandolo al primo tentativo con ottimi risultati.

L’effetto domino era ormai partito: parlando di più la lingua ero in grado di seguire degli studi per ampliare le mie possibilità lavorative. È qui che ho deciso di iscrivermi all’ArtEZ Conservatorium di Enschede per prendermi una laurea e diventare insegnante di musica.

Grazie ai titoli maturati in Italia ho potuto seguire il corso in 2 anni anziché 4. L’unica condizione per potermi laureare era presentare il certificato di lingua olandese B2. Per ottenerlo avrei dovuto sostenere 4 esami di stato (ascolto, orale, scrittura e lettura).

Per prepararmi non ho seguito nessun corso, ho solo incrementato le modalità di utilizzo dell’olandese.  Potendo interagire nella lingua locale in ambienti ho potuto imparare tanti vocaboli. Ascoltando e ripetendo ho lavorato sulla pronuncia. Questi processi, dapprima lenti e impegnativi, sono diventati via via più veloci.

Ho capito di essere pronto per l’esame di stato quando mi sono trovato più e più volte a pensare in olandese. Durante un dialogo non avevo più il passaggio in cui pensavo ad una frase in italiano e cercavo il modo migliore per tradurla. Le frasi di cui avevo bisogno mi venivano in mente direttamente in olandese.

Ho sostenuto l’esame a Zwolle e sono riuscito a passarlo con un ottimo punteggio. Dopo qualche giorno ho ricevuto il diploma a casa.imparare l'olandese a livello B2

L’effetto domino continuava la sua corsa. Pochi mesi dopo la laurea sono stato assunto presso un liceo dove lavoro tuttora. L’integrazione nel tessuto sociale olandese è pressoché perfetta.

Conclusioni

Imparare una lingua straniera vuol dire aprire le porte di un mondo fino ad allora inaccessibile. La cosa che mi preme sottolineare, è che non si tratta solo del mondo lavorativo, ma anche (e forse soprattutto) di quello intimo e personale.

Mi ascoltavo utilizzare suoni nuovi per esprimere sentimenti, sensazioni, volontà, rabbia. Nuovi suoni e parole che hanno portato alla luce sfumature della mia personalità che sarebbero altrimenti rimaste nascoste per sempre.

La disciplina nel praticare una lingua sconosciuta e foneticamente distante dall’italiano. La creatività nel cercare modi efficaci per farlo. La tenacia di puntare un obiettivo e fare tutti i passi necessari per raggiungerlo.

Se stai considerando di trasferirti nei Paesi Bassi, ti suggerisco di leggere i miei 5 consigli per trasferirsi nei Paesi Bassi.