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Foto di ciottoli sul bordo di un fiume

MacGyver e pranzo fuori

Nell’ultimo periodo penso spesso al mio passato. Visualizzo nitidamente momenti che credevo svaniti nel tempo. Se da una parte inizio ad avere le vertigini, visto che ho 37 anni di ricordi, dall’altra sento un calore che mi fa bene al cuore. Mi sento parte di un insieme in continua evoluzione. Esserne consapevole mi fa godere ancora di più il momento presente.

Stamattina sono sceso alle 06:20 con Alexander. Questa volta ci siamo seduti sul divano per mangiare. Accendo la televisione, guardo un paio di scene del telefilm e lo spazio-tempo si accartoccia di nuovo.

MacGyver.

Negli anni ’90, se vedevi MacGyver non eri andato a scuola. Guardo rapito la sigla. In una sorta di automatismo, la mia mente richiama la mia realtà dell’epoca. Sensazioni, emozioni, sogni e paure che avevo dimenticato portano con sé immagini, odori e colori della mia vita di 25 anni fa.

Guardo il cuore del Moreno bambino con gli occhi dell’uomo che sono oggi. Quella spinta verso la vita, la curiosità di imparare cose nuove, la voglia di scoprire. La sensazione inconsapevole di avere ancora tutta la vita davanti. Osservo e assaporo tutto con un misto di nostalgia e contentezza. Quel bambino non l’ho mai tradito. Malgrado le difficoltà, sono sempre rimasto fedele.

Alexander si muove e mi riporta al presente.

Oggi andiamo a pranzo fuori. Prima di uscire ripassiamo tutte le cose da portare. Arriviamo al ristorante prescelto e prendiamo posto fuori al giardino. I camerieri sono sempre molto cortesi. Dopo un breve sguardo al menù ordiniamo. Ci prendiamo addirittura il lusso di bere un calice di Pinot grigio.

Alexander ha un talento speciale per i momenti in cui mangiamo. È stato calmo e tranquillo per tutto il tempo. Non appena la cameriera si avvicina con i nostri piatti, si ricorda che è il momento di intervenire. Carolien lo prende in braccio. Lui si calma per poco. Io mangio velocemente la mia parte di antipasto e lo prendo in braccio per consentire a Carolien di mangiare la sua. Appena finisce, taglia a pezzetti il mio panino. Posso mangiare un boccone pur stando in piedi per cullare Alexander.

È bellissimo sentire questa complicità con mia moglie.

Alcuni ospiti ci guardano. Penseranno che non abbiamo neanche la possibilità di goderci un pasto in santa pace.

Alexander mi stringe un dito, io lo bacio. Il Moreno bambino ci guarda innamorato.

Tutto è esattamente come dovrebbe essere.

Foto di ciottoli sul bordo di un fiume

Una giornata normale

La potenza semplice di una giornata normale. Con queste 7 parole definisco la giornata di oggi.

Il tempo sembra allentare la presa. La vita sembra facile. Tutto scorre esattamente come dovrebbe ed io riesco ad persino ad abbandonarmi alla corrente. Mi sento profondamente grato. Felice per tutto ciò che abbiamo costruito. Orgoglioso delle basi che stiamo gettando per il nostro futuro.

Allora divento più ricettivo. Tutto, anche una cosa semplice come lavare un ciuccio caduto a terra, alimenta la mia contentezza.

Come al solito ci siamo svegliati presto per mangiare. Negli ultimi giorni siamo passati stabilmente a 120 ml. In questo modo Alexander è più soddisfatto e riesce a resistere 3 ore tra una poppata e l’altra. Alterniamo allattamento al seno a latte in polvere.

Ci confrontiamo spesso con amici o parenti (neo) genitori. Registriamo con cura i pasti e i pannolini di Alexander, così da poter capire cosa funziona meglio per lui. Perché alla fine di questo si tratta.

Siamo insieme da 6 settimane e ci conosciamo sempre meglio.

Noto un cambiamento nei suoni che emette. Ora prima del pianto vero e proprio c’è una sorta di falsetto di protesta. Dura in genere qualche minuto, ci da il tempo di metterci in moto prima che si scateni l’uragano.

I suoi occhi sono sempre più vispi e curiosi. Si sofferma con attenzione sulla riproduzione del Ramo di mandorlo in fiore di Van Gogh, un regalo di mia sorella e compagno. Le cartoline appese sono anche interessantissime. I momenti di contatto e interazione durante il pit stop-pannolino sono sempre più frequenti e profondi.

Ci cerca con gli occhi e con i suoni. A volte cerca di toccarci con le mani.

È forse questa la strada verso la felicità? Ho paura a pormi questa domanda. Ho paura di rompere l’incantesimo.

Non tutte le domande hanno bisogno di una risposta. Quantomeno di una risposta verbalizzata. Alcune arrivano per evidenziare una risposta che già conosciamo.

Arrivano per farci realizzare che siamo più ricchi di quanto crediamo.

Foto di ciottoli sul bordo di un fiume

Luce e ricordi

Sono le 6 del mattino e cammino con Alexander appollaiato sul mio braccio destro. Faccio avanti e indietro tra la porta dell’ingresso e quella del giardino. Durante il tragitto passiamo dalla luce calda delle lampade sul tavolo a quella fredda del sole del mattino.

Assaporo ogni singolo passo con lentezza. Niente di questo semplice momento andrà perduto.

Camminando mi accorgo che devo cambiare più spesso posizione con il braccio. Alexander diventa più pesante. A pensarci bene, ho questa sensazione già da due giorni.

Sta crescendo.

Certo, ho dimenticato cosa voglia dire riposare la notte. Accumulo stanchezza e sopporto i pianti apparentemente senza speranza quando il biberon è in ritardo di 3 minuti. O perché non avevo previsto che questa volta la fame sarebbe arrivata 27 minuti prima delle 3 ore previste.

Poi penso che tra 10 anni la nostalgia richiamerà proprio questi momenti. Alexander non sarà mai più così piccolo.

Assaporo ogni singolo passo con lentezza.

Cambio la presa, lo sposto con la schiena sul mio braccio sinistro e ci guardiamo. Un bellissimo sorriso sdentato esplode senza preavviso. Io mi sento insieme piccolissimo e fortissimo.

E penso a mia madre.

La forza con cui mi torna in mente mi serra lo stomaco. Gli occhi si riempiono di un misto di tristezza e gratitudine. Rivedo il suo sorriso giovane e inesperto, mentre mi tiene in braccio da neonato.

La vedo guardarmi ora, mentre tengo in braccio mio figlio. La sento con tutto me stesso.

Senza preavviso vengo investito da una pioggia di ricordi in ordine sparso. Una sorta di flusso di coscienza, in cui rivedo diversi momenti della mia vita vissuti con mia madre.

Negli ultimi giorni sento la sua mancanza sempre di più. Proprio in virtù di questa mancanza devo onorare il tempo che posso passare con mio figlio. Niente deve essere sprecato.

Questi pensieri mi riportano al 5 maggio. Cammino con mio zio nel cortile dell’ospedale San Camillo di Roma.

“Quando sei nato tu, tua madre mi ha detto ‹‹Mamma mi manca ancora di più ora››”

Io non ho mai conosciuto mia nonna.

Ora, passando dalla luce calda delle lampade a quella fredda del sole del mattino, comprendo profondamente il significato di quella frase.

Ed è proprio per questo che assaporo ogni singolo passo con lentezza.

Perché so che è unico.

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Miti greci e corsa

La giornata è cominciata con un sorriso bellissimo. Dopo la poppata, durante il cambio del pannolino. Alexander inizia a riconoscerci e cerca sempre più spesso il contatto.

È così bello iniziare ad interagire. Una cosa così semplice mi mette ogni volta di fronte alla magia della vita. Una vita che abbiamo letteralmente creato noi. Non esisteva e può esistere nelle fattezze di Alexander solo grazie a noi due.

Alexander era più suscettibile del solito. La combinazione crampi-caldo lo ha reso inquieto tutto il pomeriggio. Con Carolien  ci siamo dati il cambio per provare a calmarlo.

Ieri avevo stabilito che oggi sarei andato a correre. Ho dubitato un po’ vista il mood di Alexander. Carolien invece mi ha spinto ad andare. Quello in cui mi sono trovato in quel momento era un bivio importante del mio rapporto con Alexander. Una parte di me mi diceva di rinunciare alla corsa e rimanere con Alexander. Un pensiero responsabile, qualora fossi stato da solo. Un pensiero fallato, visto che c’era Carolien che voleva (e poteva) prendersi cura di Alexander se avesse continuato a piangere.

È importantissimo non dimenticarsi della propria vita. Annullarsi per un bambino non fa altro che attivare una bomba a tempo che prima o poi esploderà. E ovviamente, bisogna fidarsi dell’altra metà.

Appena messe le scarpe e chiusa la porta alle mei spalle ho capito di avere bisogno di un momento del genere. Ho corso 7 chilometri, sono stato in giro 49 minuti.

Mi piace alternare la corsa all’attività di scrittura e lettura. Durante la sessione ho finito di ascoltare On writing well di William Zinsser. Una bella lettura per gli interessati alla scrittura..

Leggere è sempre stata una grandissima passione. Una costante pura nella mia vita. Ricordo sempre con curiosità il primo libro ricevuto come regalo di cui ho memoria. Si tratta di Signori bambini di Daniel Pennac. L’ho ricevuto da una cugina di mia madre (hanno un rapporto stupendo). Ricordo ancora la copertina e l’odore delle pagine. Ricordo ancora il posto che aveva nella libreria di casa dei miei genitori. C’era addirittura una parolaccia nel testo.

Ho letto tanti libri. La mia consapevolezza e la mia vita ne hanno giovato profondamente.

È per questo che spero di passare questa passione ad Alexander.

Mi piacere leggere dei libri ad alta voce. Ora siamo impegnati con la lettura di Miti Greci. Abbiamo ricevuto una bella edizione del libro con delle illustrazioni fantastiche.

La prima reazione alla lettura della creazione del mondo è stata un’importante produzione di…beh hai capito no? E si, ovviamente guardandomi negli occhi.

Io non mi lascio scoraggiare (apprezza la mia resistenza al  gioco di parole) e continuo a parlargli tanto. Gli racconto tutte le storie che mi vengono in mente. Soprattutto storie di cose faccio o che succedono nella normalità di ogni giorno. Reagisco ad ogni suo suono, intavolando discorsi che solo noi due possiamo capire.

Qua e là rubo istantanee di Alexander e Carolien che giocano o che riposano insieme.

Sono stanco, ma inguaribilmente felice.

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Tummy tub, a tavola insieme e contentezza

Stamattina mi sono goduto un po’ di riposo. Alle 6:25 siamo scesi con Alexander per mangiare. Dopo, nonostante mi piaccia alzarmi presto, ho deciso di tornare a letto.

Alexander aveva un po’ di mal di pancia e non riusciva a prendere sonno. L’abbiamo messo nel lettone. Ogni stimolo intorno a me è svanito. Il mondo esterno mi arrivava filtrato dall’aura che ci avvolgeva. Il tempo stesso sembrava sentirsi in imbarazzo a fare il suo corso.

Guardo mia moglie e mio figlio dormire e mi sento contento. Il significato delle parole è importante, perché è tramite le parole che facciamo esperienza della realtà. Contento vuol dire “soddisfatto di quanto si ha o si riceve”. È esattamente così che mi sento. Non ho bisogno di nient’altro.

La parola felicità bussa discretamente alla porta. Dice di essere stata invitata. La accolgo.

Perso nell’abbraccio di queste sensazioni, scivolo in un sonno profondo.

Dopo la sveglia abbiamo fatto il bagnetto nel tummy tub. Ad Alexander piace l’acqua. Non ne è affatto spaventato. Al contrario, si trova perfettamente a proprio agio. Lo vedo rilassato ma anche attivo, curioso dei movimenti e delle sensazioni che prova. Quanto sarebbe bello ricordare le prime sensazioni.

La nostalgia richiama alla mente tante sensazioni che mi sono rimaste impresse dentro senza apparente motivo: la luce delle giostre sotto il campo sportivo all’inizio dell’estate. Io che faccio scivolare una lettera d’amore nello zaino di una mia compagna di classe. Il rumore dei miei passi la prima volta che sono tornato a casa da solo. L’odore del pavimento della cantina. Il treno per Roma.

Tutti accadimenti che presi singolarmente non significano un bel niente. O meglio, descrivono solo qualcosa. Ma è grazie alla somma di questi (insieme ad altri che non sto qui a descrivere) e delle sensazioni che hanno provocato che sono diventato l’uomo che sono oggi.

Per pranzo ho preparato dei fusilli al pesto. Alexander ha un fiuto speciale per l’orario dei pasti. Non appena è pronto si sveglia anche lui per mangiare. Apprezzo la coerenza.

Per evitare di mangiare l’ennesimo pasto freddo, prendo il seggiolone e lo avvicino al tavolo. Sono seduto di fronte a mia moglie con la forchetta nella mano sinistra e il biberon nella mano destra. Alexander mi guarda dal seggiolone.

Senza quasi rendercene conto, ci ritroviamo per la prima volta seduti in tre a tavola.

Dopo pranzo Carolien è uscita con la bici da corsa. Sei settimane dopo il parto. Che donna.

Io ho badato ad Alexander, poi al ritorno di Carolien mi sono preparato per andare a dare lezioni alla mia scuola di batteria. Settimana prossima finisce l’anno accademico.

Durante le lezioni mi arriva un video da Carolien. Alexander è in vena di chiacchierare. Carolien gli chiede “Vuoi dire qualcosa alla telecamera?”

Lui in tutta risposta inizia a emettere dei suoi dolcissimi e – giuro – sembra dire “Hello”.

Il mio stomaco si stringe e la gratitudine mi inonda nuovamente.

Spero che un giorno tu ti possa sentire come mi sono sentito io oggi.

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Peso specifico e coincidenze

Oggi appuntamento dalla pediatra.

Alexander ama stare in macchina e a noi piace tutto il processo dietro ad un semplice spostamento di 5 minuti. Arriviamo verso le 12:35 e ci prepariamo per pesarci. Alla nascita Alexander pesava 3010gr. Secondo medici e ostetrica, poco per un bambino di 41 settimane. Per escludere una causa medica, ci hanno fatto restare due notti. In realtà una sarebbe stata sufficiente, ma avendo partorito la sera (leggi qui il racconto del parto) ci hanno fatto restare la seconda notte per terminare con calma il giro dei controlli.

Dopo la nascita il bambino perde peso, per poi recuperarlo. Nei primi quattro giorni Alexander ha perso 110 grammi. Otto giorni dopo aveva già superato il peso di nascita. Nelle settimane successive, continuava a prendere peso.

Allattando al seno, non possiamo sapere quanti millilitri di latte effettivamente beva. L’unica variabile utile è il peso, che deve aumentare in media di 150 grammi a settimana.

Siamo davanti all’assistente che mette un foglio di carta sulla bilancia. Carolien poggia Alexander e gli toglie il pannolino.

3945 grammi.

Ci guardiamo stupiti. Settimana scorsa pesava 3595 grammi. Lo sentivamo diventare più pesante, ma non ci aspettavamo una crescita così importante in una settimana. La pediatra si avvicina e guarda il grafico della curva di crescita sul computer accanto alla bilancia.

“Ottimo direi!” – Alexander la fissa, muove le mani e pronuncia qualche sillaba. Precoce per la sua età, ci dice. Lui, non ottenendo l’attenzione sperata pensa bene di liberarsi della pipì.

Dopo aver chiesto consigli riguardo l’allattamento (possiamo passare a 120ml 6 o 7 volte al giorno) salutiamo e ripartiamo. Saliti in macchina Carolien propone di andare a pranzo fuori. Effettivamente era un po’ che non lo facevamo. Mi sono lasciato convincere senza troppe proteste. Non bisogna mai stancarsi degli imprevisti che modificano un piano. Sono proprio quelli che creano i momenti da ricordare.

Arriviamo alla nostra caffetteria preferita e prendiamo posto ad un tavolo fuori. Alexander siede sul seggiolone posato una sedia. Ordiniamo e veniamo serviti abbastanza velocemente, visto il numero di clienti. Mentre mangiamo arrivano tre donne. Una di loro accompagna un bambino intorno ai 7-8 anni. Un’altra spinge una carrozzina.

Mangiamo con gusto fino a che Alexander decide di averne abbastanza. Inizia a piangere e cullarlo nel seggiolone è utile come tirare un sasso per colpire la luna. Mi alzo e lo prendo in braccio. Dopo pochi minuti riesco a calmarlo. I suoi occhi belli mi guardano curiosi, la bocca al sicuro dietro il ciuccio verde.

La ragazza con la carrozzina lo vede e dice:

“Che bell’ometto! Anche lui è piccolino. Quando è nato?”

“Domenica 14 maggio.” – risponde Carolien.

“Oh ma dai? Anche il mio, 14 maggio. Festa della mamma!”

Continuando a parlare esce fuori che sono nati lo stesso giorno, entrambi un parto veloce (meno di 4 ore) e quasi lo stesso peso. A chiudere il cerchio, sono stati fatti nascere dalla stessa ostetrica.

Che coincidenze.

Già, le coincidenze.

Mi viene da pensare a come il paradigma della mia vita sia cambiato nel giro di qualche secondo. Un po’ come la differenza tra l’essere e sentirsi padre.

Il peso specifico di un corpo è dato dal rapporto della sua sostanza e il suo volume.

Di che sostanza è fatto Alexander? Mi perdo affascinato nell’osservarlo. L’espressione suprema della Natura. Della Vita.

Vivere il momento in pieno contatto con sé stessi.

Una volta sapevo farlo anche io. Quand’è che l’ho dimenticato?

E tu?

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La giornata più lunga

Oggi è la giornata più lunga dell’anno.

Per me e Alexander è iniziata di nuovo alle 3 del mattino. Dopo la poppata siamo tornati a letto, per rivederci alle 6. Sono rimasto direttamente di sotto. Ho fatto colazione con un buon libro, poi mi sono dedicato alla casa.

Alle 10:30 aspettavamo visite. Una coppia di signori, vecchie conoscenze di Carolien si presenta leggermente in anticipo. Ci accomodiamo in giardino e mettiamo su il caffè. No, non la moca, ma il caffè a filtro. Ho provato in tutti i modi a convincere mio padre che fosse buono. No way.

Dopo le domande di rito su Alexander e il parto, chiacchieriamo del più e del meno. Carolien chiede alla donna:

“Come stai ora? Cosa è successo di preciso?”

“Avevo la pressione alta da un po’ di giorni e la cosa mi insospettiva. Mi sono decisa ad andare dal dottore per parlarne. Sono andata sola, in macchina. Arrivata lì mi sono seduta tranquilla in sala d’attesa. Ho parlato con l’assistente. Poi il dottore mi chiama e entro nel suo studio. Appena entrata mi sono accorta che c’era qualcosa che non andava. Il dottore mi faceva delle domande. Io volevo rispondere ma le parole non mi uscivano dalla bocca. Potevo pensare, sapevo che avrei dovuto rispondere. Eppure non riuscivo ad emettere alcun suono. Potevo solo fare su è giù con le spalle. Sono stata ricoverata e hanno fatto una tac. Infarto cerebrale. Una vena otturata.”

La ascolto con Alexander che dorme pacioso in braccio. Lei continua:

“Grazie alle cure mi sono rimessa abbastanza velocemente. Ho ripreso praticamente tutte le attività che svolgevo prima. Mi domando sempre cosa sarebbe successo se mi fossi sentita male mentre ero a casa, o a fare la spesa.” – dice pensierosa.

Facciamo piani ventennali, mentre la nostra vita può essere decisa in pochi secondi.

Guardo il viso dolce di mio figlio e inizio a riflettere.

Io ho un obbligo morale verso di lui. Non parlo di quello ufficiale da padre e pater familias. Parlo di qualcosa ancora più importante, che di fatto rende i due ruoli possibili. Io devo esserci. Io ho l’obbligo morale di prendermi cura della mia salute, fisica e mentale, per fare sì che io possa esserci.

Mi ritorna in mente la frase “I figli imparano dal tuo esempio, non dalle tue parole”. Un mantra che mi porto dietro dall’inizio della gravidanza.

Nelle ultime settimane ho dovuto lasciare gli allenamenti per il triatlon. Sono stato male due volte, ma soprattutto temo di essermi allenato troppo. A tempo debito scriverò un articolo su quanto successo. Fatto sta che sono passato dall’allenarmi 4 volte a settimana a non allenarmi per niente. L’alimentazione non è stata delle più corrette. Da qualche giorno sentivo una sorta di senso di colpa rendermi inquieto. Ora capisco tutto.

Senza accorgermene stringo un po’ più forte Alexander, mentre so già cosa fare.

Alle 21 sono seduto sulle scale mentre mi allaccio le scarpe da corsa. Nelle orecchie le cuffie con l’audiolibro che sto “leggendo”. Nel cuore la certezza di dimostrare Amore a mio figlio e mia moglie.

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Il primo temporale

Oggi abbiamo guardato insieme il nostro primo temporale.

Alla radio avevano comunicato che nella serata sarebbe arrivata una forte perturbazione dal sud. È stato dichiarato il codice arancione. Suona forse strano, ma avevo proprio voglia di un bel temporale.

Cade la prima goccia e apre un varco nello spazio-tempo.

Ho 6 anni sono in piedi davanti alla finestra di mia nonna. L’aria aveva già il colore tipico del temporale in arrivo. Ne sentivo chiaramente l’elettricità. Come se fosse la cosa più naturale del mondo, chiedo:

“Nonna posso sedermi qui?”

“Certo che puoi, ma perché proprio davanti alla finestra?”

“Sta per piovere e vorrei guardare la pioggia”

Senza farmi altre domande, nonna mi porta la mia sedia personale. Una versione in miniatura di una sedia impagliata. Ne andavo fiero. Se ricordo bene è arrivata anche a mia sorella.

Prendo posto accanto alle tendine bianche con la cucitura rossa sui bordi. Erano il sipario che celava lo spettacolo lì fuori.

La pioggia scendeva e io mi perdevo a guardare le corse delle gocce sul vetro. Partivano da un punto più o meno alto e si affrettavano ad arrivare in fondo al vetro. La cosa che mi affascinava di più era vedere come, durante il loro tragitto, lottassero con le altre gocce per arrivare prime. Prima verso destra, poi verso sinistra. Poi di nuovo verso destra prima di proseguire dritte per un po’. Ogni percorso era unico, sebbene alcune gocce condividessero pezzi di tragitto di altre gocce.

Alexander mi richiama al presente muovendosi tra le mie braccia.

Per un attimo, cerco le gocce che si rincorrono sul vetro di casa mia.

Allora non potevo sapere che ciò che fissavo era una metafora perfetta della vita umana. Un time-lapse dell’esistenza di una persona che nasce sola e procede verso il suo destino.

Non potevo sapere che quelle gocce non lottavano le une contro le altre. Non era uno sgomitare quello che vedevo. Era l’incontro di due persone che percorrono un pezzo del tragitto insieme, per poi accettare che il loro destino è di proseguire per un’altra strada. E allora ripartono per una nuova rotta, alla ricerca di qualcosa che non si sa quando arriverà.

Abbraccio mio figlio e lo bacio dolcemente.

Tra le cose che mi sono ripromesso di fare con te, spicca l’insegnarti a cercare la bellezza. Per farlo dovrai imparare ad ascoltarti e quindi ad ascoltare. Allora capirai che questo è il più grande gesto d’Amore, verso te stesso e verso gli altri.

Forse allora, un giorno mi chiederai di metterti una sedia davanti alla finestra, perché sta iniziando a piovere.

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I primi sorrisi

Oggi è stata una giornata magica.

Una giornata lunga, iniziata con la poppata delle 3 stanotte. Un altro paio d’ore di sonno prima di entrare nel ritmo “sociale”.

Oggi è il mio primo giorno di congedo di paternità. Qui nei Paesi Bassi, da un paio d’anni, il padre del neonato ha diritto a una settimana lavorativa (in base al contratto di lavoro) pagata al 100%, più 5 settimane lavorative pagate al 75% da utilizzare entro i primi sei mesi di vita del bambino.

Oggi è stato per me il primo giorno delle 5 settimane di congedo parentale.

Ma non è questo che ha reso la giornata magica. Non è neanche sapere che finite le 5 settimane di congedo, arriveranno le 6 settimane di ferie estive.

Stamattina dovevo portare la macchina dal meccanico per far riparare l’aria condizionata. Al ritorno a casa, un messaggio di Carolien:

‹‹Alexander sorride!››

Mi precipito di sopra e in tempo record sono sdraiato affianco a mia moglie e mio figlio. Questi sono esattamente i momenti che non voglio perdermi per nulla al mondo.

È lì che è cominciata la magia.

Dei sorrisi tanto grandi quanto sdentati che sembravano volermi ricordare cosa fosse di preciso la felicità. Occhi vigili che cercavano e seguivano i nostri sguardi. Reazioni alle nostre chiacchiere. Suoni che ricercavano una sorta di interazione.
Mi perdo cercando di interpretare questi sorrisi, ma mi arrendo quasi subito. Lascio riposare la mia mente e do spazio al mio cuore.

Ed è lì che lo sento. Sento amore puro fluire dentro e intorno a noi. La sensazione originale di contentezza, il non aver bisogno di nient’altro.

Vederlo crescere e cambiare letteralmente di giorno in giorno mi rende felice e malinconico allo stesso tempo. Questi momenti possono sembrare insignificanti, ma rappresentano esattamente le cose che mi mancheranno quando sarà passato del tempo.

Ripenso all’assenza di sonno, a quando sembra non esserci modo di farlo calmare. Alla rabbia furiosa quando non siamo iper veloci nel preparare il biberon. Ripenso a quando l’ho visto per la prima volta, a quando l’ho preso in braccio per la prima volta.

Questi sono momenti che accadono una volta sola. Una ed una soltanto. Se te li perdi, non li ritroverai più. Se li vivi, devi custodirli gelosamente, perché appunto non ce ne saranno altri.

Questo è il mio modo di farlo. Ho deciso di aggiornare più frequentemente questo mio blog (almeno nella sezione in italiano), per condividere la nostra crescita e le nostre esperienze.

Scrivo pubblicamente, ma in realtà scrivo per me. Per noi.

bambino appena nato e papà

La mia prima festa del papà

Nei Paesi Bassi la festa del papà viene celebrata il 18 giugno. Alexander è arrivato il 14 maggio, rendendoci la mamma e il papà più felici (e stanchi) del mondo. Oggi è quindi la mia prima festa del papà!

Le feste comandate mi portano sempre a riflettere sull’autenticità dei festeggiamenti. E a me piace guardare le sfumature. Ne ho bisogno. È il mio modo per assaporare appieno ogni singolo giorno.
Penso al momento in cui Alexander mi chiamerà papà per la prima volta. Due sillabe per lui. Un mondo nuovo per me.

Formalmente si è padre non appena si registra il neonato all’anagrafe. Ma quand’è che ci si sente padre? Anche qui, due verbi diversi, due universi di significato.

Sentirsi papà per la prima volta

Mi piace registrare gli eventi nel modo più accurato possibile e questa volta non sono stato da meno.

Il 25 agosto 2022 alle 17:16 mi sono sentito padre per la prima volta. Ero di sopra quando Carolien mi chiama chiedendomi di scendere.

Arrivo in sala e sul tavolo vedo un test di gravidanza. Sento una stretta allo stomaco e mi avvicino. Carolien è in piedi accanto al tavolo, il test ha ancora una tacchetta prima di dare il risultato.

Guardiamo l’ultimo trattino intermittente tenendoci per mano. Mi perdo nei pensieri, mentre mi sento pervaso da una nuova consapevolezza.

test di gravidanza clear blue positivoL’ultimo trattino smette di lampeggiare e arriva l’esito: “zwanger” (incinta in olandese).

Io e Carolien ci guardiamo, ci abbracciamo e ci baciamo commossi.

“Sei pronto Morè?” mi chiede Carolien tenendomi le mani. I suoi occhi mi si specchiano nei miei. Una felicità profonda riesce a tenere a bada la tensione.

Nella mia testa e nel mio cuore una miriade di emozioni lottano per prendere il controllo. Di sicuro mi prendono alla gola.

In quell’attimo di tempo che sembra infinito, mi chiedo se sarò in grado. Mi guardo dentro e mi vedo con il grembiule celeste a quadretti aspettare mamma nel piazzale dell’asilo. Mi vedo mostrare orgoglioso il primo ginocchio sbucciato. Le feste di compleanno con tutta la famiglia. Sono affacciato al balcone di mia nonna e vedo mamma e papà scendere dalla macchina con mia sorella appena nata. L’adrenalina della prima partita di pallone. Sento il sapore del primo caffè. Il morso del primo bicchiere di vino. Sulla pelle ho l’aria ferma dell’ultimo giorno di scuola, mentre arrabbiato aggredisco il futuro. Sento il legno delle bacchette per la prima volta nelle mie mani. Quel senso di appartenenza. Mi vedo prendere macchine, autobus, treni e aerei. Mi sento parlare un’altra lingua, sempre meno straniera. Sono lì, in quella stanza di ospedale. Benedico mia madre con uno squarcio nel petto.

È lì che capisco. In tutti i momenti che rivivo, vedo chiara e cristallina la presenza costante e silenziosa dei miei genitori. Mi sento pronto a condividere l’Amore che mi è stato donato.

Torno al presente e guardo mia moglie.

È proprio in quel momento che mi sono sentito padre per la prima volta. Nella sala di casa nostra, alle 17:16 del 25 agosto 2022.

“Non aspettavo altro” riesco a dirle mentre la stringo forte a me.

La prima festa del papà

Oggi – 18 giugno 2023 – è domenica e come ogni settimana, la mattina è sacra. A dire il vero, la giornata è iniziata alle 3, quando Alexander si è svegliato per la poppata. Siamo scesi di sotto e sono riuscito a preparargli il biberon in tempo record (per sapere come, leggi i consigli per neopapà in questo articolo). Ci siamo seduti a tavolino, Alexander alle prese con il biberon e io con il libro che sto leggendo.

Verso le quattro siamo tornati di sopra. Ho aiutato Alexander a riprendere sonno e mi sono messo a leggere un altro po’. Puntuale come un olandese provetto, si è ripresentato alle 6:30. Carolien era pronta per la seconda poppata. Io sono rimasto a letto, ma non posso dire di aver dormito.

Verso le 9 sono sceso per preparare la colazione a Carolien e gliel’ho portata a letto.

Dopo un’oretta di musica, coccole e chiacchiere, abbiamo deciso di attivarci. Alle 14 attendevamo visite e dovevamo ancora fare spesa e riordinare casa.

Ieri avevamo stabilito che oggi avremmo mangiato del pesce al barbecue. Dopo aver stabilito cosa mangiare nei prossimi tre giorni per pranzo e cena ed aver aggiornato la lista, sono uscito per fare spesa. Mi piace prendermi cura della mia famiglia.

Al ritorno abbiamo mangiato un paio di toast, in attesa dei nostri amici.

Dopo aver mangiato insieme i beschuit met muisjes (una tradizione olandese della quale scriverò a breve) e fatto due chiacchiere, i nostri amici sono andati via. La pioggia è venuta a farci visita dopo diversi giorni. Me la sono goduta tutta. Verso le 18 il cielo ha riaperto. Tempismo perfetto per accendere il barbecue.

Il menù prevede spiedini di salmone marinato, spiedini di gamberi all’aglio e due tranci di salmone fresco.

Scrivo mentre aspetto che siano cotti al punto giusto.

Come vedi, una giornata normalissima. Per alcuni forse noiosa. Io invece assaporo ogni singolo momento avidamente e con profonda gratitudine.

Ti auguro di sentirti così un giorno.

Tanti auguri a tutti i papà.

Tanti auguri a me.