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descrizione dei membri della famiglia

La nascita di mio nipote

La nascita di un nipote, specialmente del primo, è quanto di più vicino ci possa essere alla nascita di un figlio. Il 2023 si è concluso nel migliore dei modi, con l’arrivo di mio nipote Raffaele.

La mia passione riportare i fatti per come sono accaduti ha in realtà radici lontane nel tempo. Quando mia sorella Giada è venuta al mondo avevo 8 anni. Ho preso un foglio a righe e una penna ed ho scritto la “Cronaca di Giada”. In 4 pagine ho descritto tutto quanto successo il 20 maggio del 1993.

Scrivere è il mio modo di lasciare il segno, di dire “Io c’ero e questo è quello che ho visto”. Sapere che qualcuno gioverà delle mie parole, del leggere le mie esperienze, sembra dare una direzione alla mia vita. Passiamo tanto tempo a distrarci, ad illuderci che la felicità arriverà quando avremo raggiunto un determinato status, o comprato una certa cosa. La cosa che sto pian piano comprendendo nel profondo, è che la Vita vera si annida proprio in quei momenti di distrazione.

E allora io li scrivo. Io scrivo tutto. Scrivo delle esperienze più belle (come la nascita di mio figlio) tanto quanto di quelle più brutte (come la perdita di nostra madre).

Questo è il racconto della nascita di mio nipote:

Cronaca di Raffaele

La cronaca di Raffaele inizia sabato 30 dicembre alle 17:25.

Io e nonno Pietro siamo appena arrivati alla parrocchia di Santa Siforosa a Tivoli Terme per un concerto della corale Santa Caecilia. Nonno canta tra i tenori ed io posso partecipare come percussionista su alcuni brani.

Appena arrivati squilla il telefono di nonno:

«Papà sono Giada, mi si sono appena rotte le acque!»

Appena tuo nonno me l’ha detto, ho iniziato a girare da una parte all’altra incredulo, felice e profondamente grato per questo miracolo a cui potevamo assistere.

Ho chiamato tua madre per sentirla. Mi ha rassicurato e spiegato che si stava preparando per andare all’ospedale.

Il concerto è iniziato ed è andato benissimo. È stato difficile rimanere concentrati pensando a voi. Subito appena finito ho telefonato a tuo padre per avere notizie. La situazione era relativamente stabile, volevi ancora prenderti del tempo prima di arrivare. Non era ancora il caso di venire all’ospedale.

Siamo tornati a casa ed io ho dovuto mettere via il telefono per evitare di scrivere o telefonare ogni cinque minuti.

La notte è passata velocemente, almeno per noi. Al mattino ho afferrato subito il telefono per vedere se ci fossero novità. Non avevi ancora fretta di arrivare tra noi. Abbiamo telefonato a papà per capire cosa fare. La cosa migliore sarebbe stata partire appena saresti arrivato.

La mattinata è passata lentamente. Tuo cugino Alexander ci ha intrattenuto con i suoi gridolini. Gli abbiamo detto che stavi arrivando, ma secondo me lui lo sapeva già.

Ora sono le 12:40 del 31 dicembre 2023. Alle 12:36 papà ci ha mandato un messaggio dicendoci che tutto era pronto per il tuo arrivo.

Io sono inondato da tantissime emozioni. Spesso non riesco a verbalizzarle e quindi mi commuovo. Mi perdo ad immaginare il tuo visetto. L’energia che si respirerà nella stanza dove stai per arrivare. Penso a tua madre. Il cuore mi si stringe nell’Amore che provo per lei dal primo momento che l’ho vista. Lotto contro l’inutile bisogno di voler fare qualcosa per lei. Il pensiero si allarga e penso al mondo in cui stai per arrivare. A tutte le persone che incontrerai. Alle persone che non incontrerai in questa realtà, ma che magari hai già incontrato dove sei ora e che sentirai presenti ogni singolo momento della tua vita. Sogno il momento in cui potrò stringerti tra le mie braccia e guardare tua madre e tuo padre pieno di orgoglio e gratitudine.

Dopo pranzo mi sono messo a letto preda del mal di testa. Alle 15:01 ho scritto un messaggio per chiedere aggiornamenti. In quel momento è successa la magia, Raffaele. Io ti racconto i fatti. A te spetterà interpretarli:

Una sensazione strana si è impossessata di me lenta ma inesorabile. Il mio cuore ha iniziato a battere più velocemente mentre immagini di tua madre e di te mi inondavano la mente. Ero sicuro che stessi arrivando, come se fossi li con mamma e papà. Non so né come né perché, ma io lo sentivo. Sapevo che stavi arrivando.

Non riuscivo più a stare sdraiato. Il cuore era arrivato a più di 100 battiti al minuto. Sono andato di là dove c’erano anche zio Giancarlo e zia Tiziana. L’ho guardata e le ho detto “Io mi sento che sta succedendo ora”. Erano le 15:15.

Una notifica attiva lo schermo del telefono. Lo afferro senza pensarci troppo. Erano le 15:18. Tuo papà ci ha mandato il video in cui ti abbiamo visto e sentito per la prima volta. Un minuto prima, alle 15:17 eri venuto alla luce. Eri tra noi!

Ho gridato “È nato! È nato!”

Tutti si sono avvicinati per vedere il video. Ci siamo commossi tantissimo. Nonno Pietro piangeva di felicità. L’ultima volta che gli ho visto questa espressione è stato quando è nata tua madre. “Papà non sapeva se ridere o piangere” ho scritto nella Cronaca di Giada. Allora avevo 8 anni e non capivo come ciò fosse possibile. Oggi, tenendo in mano il telefono e accarezzando tuo nonno che piange mentre il mio petto vuole esplodere di felicità e la vista è annebbiata dalle lacrime, capisco. Non chiedermi di descriverlo. È una magia che ti auguro con tutto il cuore di provare a tempo debito.

Ci siamo preparati velocemente e nel giro di dieci minuti sedevamo in macchina. Zio Giancarlo e zia Tiziana erano già pronti e sono partiti prima di noi.

Alle 16:58 abbiamo incontrato papà che ci ha accompagnato dentro. Alle 17:03 ti abbiamo visto per la prima volta. L’infermiera e papà ti stavano accompagnando in reparto. Che emozione profonda, Raffaele. Vederti per la prima volta dopo averti sognato così a lungo.

Poco dopo abbiamo potuto vedere tua madre. Appena sono entrato mi sono seduto vicino a lei e le ho preso la mano. Davanti a me avevo una donna che aveva appena compiuto il miracolo della vita. Le ho chiesto come stava mentre sentivo tante emozioni diverse crescere dentro di me. Tutte le parole che avrei voluto dirle sono annegate nelle lacrime che non riuscivo più a trattenere.

«Perché piangi amore» mi ha detto tua madre «c’è da essere felici oggi».

Ed io infatti lo ero, tanto da non riuscire a trovare le parole. Ero felice di averti conosciuto, felice che mamma stesse bene. Mentre tenevo la mano di tua madre e la baciavo, ho rivisto tutta la nostra vita insieme. 30 anni di vita. L’ho rivista dietro il vetro del nido dell’ospedale. L’ho rivista nella carrozzina poggiata sulla poltrona di nonno e nonna quando è arrivata a casa per la prima volta. Ho ricordato il suo profumo quando l’ho presa in braccio per la prima volta. Ho rivisto i suoi capelli nerissimi e ricci crescere. Le sue scarpette nere di vernice. Il bauletto del primo giorno di asilo. Il grembiule delle elementari. L’Amore incondizionato che ho da subito provato per lei. Lo stesso amore che ti prometto con queste parole.

Tantissimi ricordi si sono accavallati. Tanta vita mi è passata davanti agli occhi e dentro il cuore. Non sarei mai riuscito a dirglielo.

«Che cosa hai sentito quando te l’hanno poggiato sul petto?» le ho chiesto.

«Una sensazione di pienezza, di vita, di amore. Sono rimasta spiazzata, l’ho guardato e volevo quasi  chiedergli “ma sei tu?”. Poi dopo un po’ ha aperto gli occhi e mi ha guardato anche lui. Quella è una sensazione troppo bella.» mi ha detto mamma. «Avevo paura del dolore, ma quando te lo rimettono tra le braccia ti risenti completa».

Mi sono ripreso e sono uscito per far entrare zia Carolien. Sono andato da tuo papà per parlargli. Era seduto in sala d’attesa con tua sorella Rebecca in braccio.

«Qual è stata la cosa che ti è rimasta più impressa?» gli chiedo.

«Eravamo tranquilli, il personale ha sempre mantenuto la calma e l’ha trasmessa a Giada. Alla fine è andato tutto bene e quello è l’importante.»

«Qual è stata il primo pensiero che ti è venuto in mente quando l’hai visto per la prima volta?»

«Che era bellissimo.» mi ha risposto con gli occhi della felicità.

nonno, fratello e sorella con il nipotino appena natoAlle 17:55 le infermiere hanno portato mamma in reparto. In corsia a fare il tifo c’era anche tuo cugino Alexander, in braccio a nonno Pietro.

L’abbiamo raggiunta pochi minuti dopo e siamo entrati in stanza a turno. Tua madre mi guarda e mi fa:

«Io ho fame. Voglio mangiare. Apri quella busta, c’è un panino al prosciutto»

Eseguo.

Il panino è durato pochi morsi, ridando colore alle guance di mamma.

Alle 19:07 ti hanno portato in stanza da noi e ti abbiamo rivisto. Quando hai iniziato a piangere mamma ti ha preso in braccio. L’ho vista per la prima volta insieme a te e quell’immagine non la dimenticherò mai. Ho provato a fissare tutto in una foto, ma non si può.    

Dopo un po’ nonno ha dato il cambio a zia Carolien che è venuta ad ammirarti.

Poco dopo ci siamo decisi ad andare via. Con zio Giancarlo e zia Tiziana abbiamo stabilito un menù d’emergenza per la fine dell’anno e ci siamo dati appuntamento a casa di nonno Pietro e nonna Giovanna. Sarebbe stato un capodanno speciale, vissuto con la consapevolezza di aver ricevuto il dono più bello che potevamo aspettarci. Non posso pensare ad un augurio migliore, ad un inno alla vita più profondo e autentico di una nuova vita che arriva a benedire le nostre.

Il pomeriggio del 1 gennaio siamo tornati a trovarti. Io, zia Carolien, Alexander e Truus saremmo ripartiti il giorno dopo. Ho provato a spostare il volo, ma non ce n’erano di disponibili prima che zia dovesse tornare a lavorare.

Alle 16:21 ci siamo fatti la prima foto insieme: io, te, Carolien e mamma.

Alle16:38 del 1 gennaio 2024 ti ho preso in braccio per la prima volta. Ti avevo tra le mani così piccolo eppure così potente nella maestosità del miracolo che rappresenti.

Ti ho augurato ogni bene possibile. Che tu possa avere tutta la serenità di cui hai bisogno. Ti ho dato il benvenuto tra noi, con la promessa che nonostante le distanze, ci sarei sempre stato per te. Non vedo l’ora di farti conoscere cose nuove, andare insieme a  tuo cugino Alexander alla ricerca della bellezza. Imparare a trovarla in ogni giorno che passa.

In questi giorni di passaggio e di cambiamento mi trovo spesso a chiedermi quale sia la mia missione. Mi chiedo se ne abbia effettivamente una. A volte intravedo la risposta, altre no. Quello che voglio trasmetterti con questo scritto è la memoria. Quando sarai grande, quando ti sentirai smarrito o indeciso, mi auguro che queste parole e quanto descritto qui ti aiutino a ritrovarti. Sono convinto che queste parole ti giungeranno nuove ogni volta che le leggerai in una fase diversa della tua vita.

Contengono molto di più dei fatti che sono successi quando sei venuto al mondo. Starà a te trovarli tra le parole.

Ti lascio la possibilità di interpretarle come vorrai e quando vorrai, attingendo alla tua fantasia ma soprattutto al tuo cuore, che tutti insieme riempiremo ogni giorno di Amore.

Sei proprio un caro nipotino, eh! 😉

Con amore,

Zio Moreno

Foto di ciottoli sul bordo di un fiume

Variazioni (fallite) sullo schema delle poppate

Nel nostro schema delle poppate, l’ultimo biberon arriva alle 23. Negli ultimi giorni abbiamo notato che svegliare Alexander a quell’ora era sempre più difficile. In più, non finiva neanche la bottiglia.

Una nostra amica ha avuto lo stesso con suo figlio. Loro hanno preso la palla al balzo lasciandolo dormire. Compensavano la poppata in meno aumentando le porzioni delle altre. Da quel momento ha iniziato a dormire tutta la notte.

Mentre ce lo raccontava eravamo persi nel ricordo dei bei riposi notturni. La possibilità di riaverli ci ha acceso come degli zombie.

«Stasera proviamo» ci diciamo decisi.

«Datevi un paio di giorni per vedere se funziona» ci consiglia la nostra amica.

Le altre poppate vanno come di solito. Arriviamo a quella delle 19, l’ultima quindi. Pieni di speranza lo mettiamo nella sua culla.

Arrivano le 23 e Alexander dorme beato. Ci guardiamo felici, con il cuore in gola. Pregustiamo la gioia di una notte di riposo. Ci crediamo veramente.

Andiamo a metterci a letto.

La prima volta si sveglia a mezzanotte e un quarto. Da lì ogni mezz’ora, a volte quarantacinque minuti. Ci alziamo diligenti per rimettergli il ciuccio e farlo riaddormentare. Ci riusciamo fino alle 3, quando dobbiamo arrenderci e farlo mangiare.

La giornata successiva è stata un incubo. L’illusione brucia insieme alla delusione. Siamo nervosi e stanchi. Ci trasciniamo per tutto il giorno. Fortunatamente non dovevamo lavorare.

Scegliamo comunque di continuare la prova. Non potevamo interrompere a metà l’esperimento.

La seconda notte è stata, se possibile, peggio della prima. Arriva una fase in cui il bambino riesce a resistere tutta la notte senza mangiare.

Noi ci rimettiamo in paziente attesa.

Foto di ciottoli sul bordo di un fiume

I primi vaccini

Il giorno dei primi vaccini è arrivato anche per Alexander. Qui nei Paesi Bassi (non so come funziona in Italia) i primi vaccini si fanno al terzo mese. Ha avuto due punture con vaccini contro:

– Difterite
– Pertosse
– Tetano
– Epatite B
– Poliomelite
– Pneumococco

Un bel cocktail direi.

L’appuntamento è alle 09:55. Bisogna arrivare un po’ prima per controllare peso e lunghezza.  Troviamo posto davanti all’entrata e ci dirigiamo verso lo studio. Alexander ha avuto una notte inquieta e abbiamo dormito male. Siamo entrambi nervosi.

Poggio il maxi-cosi su un tavolino. Carolien mette Alexander sul cuscino per togliergli i vestiti. Lui è curioso come al solito. Si guarda intorno molto attento, senza tralasciare le sue mani. Queste sono diventate interessantissime. Le controlla sempre meglio.

Peso: 5585gr

Lunghezza: 58,1cm

In un mese è cresciuto di 900 grammi e 3,5 cm. I parametri sono perfettamente in linea con le curve di riferimento.

Entriamo dalla pediatra. Non l’avevamo ancora conosciuta. Alexander la accoglie con uno splendido sorriso sdentato. Mi sembra una donna molto diretta. Il suo sguardo passa da me a Carolien ad Alexander mentre beve rumorosamente il suo tè.

«Come va?» ci chiede puntandoci gli occhi addosso. So che lei sa. Lo sento.
«Intende con Alexander? Bene» dico. Non ho troppa voglia di parlare.
«Si ok, e in generale invece?» Il suo modo di essere diretta mi convince a vuotare il sacco.
«Siamo molto stanchi dottoressa. Alexander ha avuto una notte inquieta. Negli ultimi giorni piange più spesso. Crediamo sia entrato nel prossimo scatto cognitivo.»

Lei ci ascolta e risponde alle nostre domande. Ci da dei consigli utili su come gestire le poppate e le notti. L’unica domanda su cui glissa (così come praticamente tutti gli altri dottori) è sul lasciare piangere il bambino una volta messo nella culla. Ne Il libro che vorresti i tuoi genitori avessero lettoPhilippa Perry spiega come il lasciare piangere i neonati fino ai 6 mesi possa creare scompensi emotivi che esploderanno durante l’adolescenza o anche la vita adulta. Eppure amici e conoscenti ci dicono che non è un dramma lasciarlo piangere. “Certi bambini piangono fino ad addormentarsi.” Lo sentiamo anche dalla pediatra.

Il messaggio tra le righe è che bisogna provare e vedere cosa funziona al meglio per il proprio figlio.

La dottoressa si alza e inizia a visitare Alexander, che nel frattempo l’ha osservata curioso. Dopo qualche minuto, si risiede soddisfatta.

«Procedo con i vaccini» ci dice prendendo l’occorrente. Alexander continua ad osservarla mentre gioca con le sue mani. È sdraiato sul tavolo e io siedo dietro di lui. Carolien siede accanto a me.

La pediatra trasferisce il contenuto di due flaconi in due siringhe e le poggia sul tavolo. Prende un batuffolo di ovatta e una delle due siringhe. Senza troppi convenevoli disinfetta la parte superiore della coscia sinistra di Alexander e inserisce la siringa, svuotandola. Guardo Alexander. Reagisce dapprima curioso, come sempre. Poi arriva il dolore. Un urlo che ci ha stritolato lo stomaco. Non ha ripreso fiato per diversi secondi.

Senza perdere tempo e per niente impressionata dal pianto, la dottoressa ripete il processo sull’altra coscia.

Giusto il tempo di riprendere fiato per buttare un altro urlo.

Appena finito la dottoressa lo massaggia un po’ e ci dice di prenderlo in braccio. Carolien, molto intelligentemente, aveva preparato un biberon, visto che si avvicinava l’ora della poppata. Lo prendo in braccio e glielo do. L’effetto è immediato. Smette di piangere e si rilassa mentre svuota la bottiglia. I suoi occhi rossi e pieni di lacrime ci guardano. I nostri cuori si stringono.

Non potrò sempre evitare che ti facciano del male. Ma sarò sempre lì a sorreggerti.

Foto di ciottoli sul bordo di un fiume

Giornata di prova al nido

Oggi abbiamo avuto la giornata di prova al nido con Alexander.

A settembre rientreremo al lavoro. Pur avendo provato ad incastrare gli orari del lavoro, non possiamo fare a meno del nido per 2 giorni e mezzo. I tempi di attesa per ottenere un posto sono lunghissimi, per cui ci eravamo messi alla ricerca già da metà gravidanza.

Abbiamo girato un paio di nidi e quando siamo usciti dall’ultimo ci siamo guardati e ci siamo detti Ok, è questo!. L’ambiente ci è piaciuto molto. Il personale ci ha fatto un’ottima impressione. Lavorano con gruppi verticali, in ogni classe ci sono bambini dai 0 ai 4 anni secondo determinate proporzioni. Hanno esperienza con bambini poliglotti. Sono in costante contatto con i genitori e fanno tante attività all’interno e all’esterno. Si trova a un quarto d’ora a piedi da casa, il che non guasta affatto.

Qualche settimana fa ci mandarono un invito via mail per invitarci ad un colloquio conoscitivo ed una mattinata di prova per Alexander. Quella mattinata è arrivata oggi.

L’appuntamento è alle 09:30. Alexander vuole fare le cose per bene e quindi ha pensato di svegliarsi alle 4. Appena scesi di sotto però ci ha ripensato e si è rimesso a dormire. Invece di risalire mi sono allungato sul divano ed ho provato a riposare un po’.

Il biberon è arrivato alle 05:45, dopodiché siamo tornati di sopra e siamo riusciti entrambi a dormire un’altra oretta.

La maestra Leonie ci accoglie sorridente e ci fa accomodare nell’ufficio. Iniziamo a discutere alcuni dettagli, ricapitolando orari e giorni. Alexander siede in braccio a me ed è rapito dalla bellissima lampada appesa sul tavolo. Poi guarda curioso Leonie. La buona impressione di qualche mese fa è confermata.

«Vogliamo andare dal resto del gruppo?»

Il colloquio era finito e la mattinata di prova stava per iniziare.

«Certo» rispondiamo con una sensazione mista di curiosità e malinconia.

Entriamo nella sala dei “Leoni Marini”. Questo è il gruppo a cui appartiene Alexander. Ci sono altri quattro bambini seduti a tavola con la maestra Marian. È l’ora della frutta, che si mangia seduti tutti insieme dopo aver cantato una canzoncina.

«Dal quarto mese gli daremo i passati di frutta. Fino ad allora seguirà il suo schema con il biberon» ci spiega Leonie.

Alexander si guarda intorno curioso, impegnato con il suo ciuccio e le sue mani. Nessuna traccia di ansia o stress. Rilassato e curioso. Leonie ci mostra la culla sospesa che utilizzano per fare addormentare i più piccoli e la carrozzina per portarli fuori in caso di attività all’aperto. Ci spostiamo nella stanza con i lettini. Ogni bambino ha un cestino dove vengono riposti vestiti di ricambio, biberon e sacco a pelo.

Torniamo nella sala, Marian si avvicina e inizia a parlare con Alexander. Lui la guarda interessato e per niente spaventato.

«Volete salutarlo?» Leonie prende in mano la situazione. Io abbraccio Alexander e lo bacio. Carolien fa lo stesso. Poi lo passo a Leonie. Succede tutto velocemente, non abbiamo quasi tempo di registrarlo e forse è meglio così.

Alexander ci guarda curioso e pacioso dalle braccia di Leonie. Carolien fa una foto dopo aver chiesto il permesso. Un paio di secondi dopo ci ritroviamo a camminare verso la porta. Leonie si sposta con Alexander verso gli altri bambini e inizia a presentarglielo. Noi ci giriamo un paio di volte e riusciamo a non fermarci. Lo facciamo dopo essere usciti dalla sala, prima di arrivare al portone.

Guardiamo i bambini stringersi intorno ad Alexander. Carolien non riesce a trattenere una lacrima. Io la guardo e mi commuovo pensando a tantissime cose tutte insieme.
Usciamo e passiamo davanti alle finestre. Bambini e maestre ci salutano.

Torniamo a casa e ci prepariamo un bel caffè. Ce lo beviamo in giardino, al tepore del sole della tarda mattinata.

Guardo mia moglie, penso a mio figlio.

La contentezza bussa discreta ed io la lascio entrare.

Foto di ciottoli sul bordo di un fiume

Andiamo in vacanza!

Da oggi siamo in vacanza. Ho riflettuto parecchio sul tenere il blog anche in questi giorni. Poi ho deciso di non farlo.

Partiremo noi 4, poi mercoledì ci raggiungeranno nonno Pietro, zia Giada e zio Salvatore. Abbiamo affittato una villa al lago e non voglio sprecare un singolo momento, neanche per qualcosa di così bello come tenere un blog per mio figlio. Preferisco prendere appunti e scrivere un resoconto quando torneremo a casa.

Sono sicuro che mi comprenderai.

A presto!

Foto di ciottoli sul bordo di un fiume

Quando le giornate iniziano alle 3

La giornata di oggi è stata molto pesante. È iniziata alle 3 di notte, Alexander non riusciva a dormire e ovviamente doveva condividerlo con tutti. Abbiamo provato di tutto: dargli il ciuccio, cullarlo nel lettino, cullarlo in braccio. Ho addirittura provato a cullarlo fino a farlo addormentare per poi portarlo nella sua cameretta.

No way.

Un pianto continuo e infastidito arrivava dopo massimo 2 minuti.

Probabilmente è stata una combinazione di fattori. Da due giorni abbiamo interrotto l’infacol (contro le coliche gassose). I due puck-a-baby non erano ancora asciutti e ieri per la prima volta ha dormito in un sacco a pelo con le maniche. Le braccia erano quindi libere e muovendole si svegliava di continuo. Magari lo scatto cognitivo non è ancora passato.

L’esito è scontato: abbiamo perso amaramente, alternandoci nel calmarlo e provare a cullarlo.

Il risultato sono 3 ore piene di sonno, il resto fatto di porzioni di venti minuti in cui cadevamo addormentati per sfinitezza.

La giornata non è stata migliore. Ha dormito pochissimo, al massimo venti minuti a sessione. Ha avuto diversi pannolini “pieni”, molti più del solito.

Appena tornati a casa invece, gli abbiamo dato il biberon, l’abbiamo cambiato e messo nel suo letto.

Dorme come un angioletto.

Mi appresto a dargli l’ultimo biberon prima della notte, mentre sogno il letto e un sonno ininterrotto come un disperso nel deserto sogna un’oasi con una bella sorgente di acqua fresca.

Foto di ciottoli sul bordo di un fiume

Ascoltiamo Duke Ellington

Il nuovo schema delle poppate introdotto ieri promette bene. Alexander si è svegliato intorno alle 5, ma non era troppo convinto di avere fame. Siamo riusciti a tirare fino alle 6, poi siamo scesi. Faremo in modo nei prossimi giorni di arrivare alle 7.

Leggere prima di dormire continua a funzionare, anche se oggi ha avuto un’altra di quelle giornate in cui niente sembrava andare bene. È ancora nel bel mezzo dello scatto cognitivo, e gli effetti continuano ad espandersi. I movimenti sono sempre più fluidi. Il collo, tra l’altro, è diventato molto più forte. Quando lo mettiamo seduto, o in braccio fronte mondo, guarda attento a destra e sinistra seguendo suoni o inseguendo colori. È bellissimo da vedere.

Prende sempre più consapevolezza delle mani. Le osserva continuamente e le muove verso oggetti interessanti. Afferra puntualmente le nostre dita quando gliele mettiamo davanti, quando lo stiamo allattando, o quando ha sonno e ha bisogno di contatto per addormentarsi.

Gli occhi sono sempre più vispi e svegli. In più cerca letteralmente i nostri occhi, il nostro sguardo. Oggi l’avevo messo nel box. I suoi gridolini di protesta non si sono fatti attendere. Poi così come sono iniziati, sono cessati. Mi sono insospettito e ho spiato, credendo che si fosse addormentato. Invece era lì che mi guardava tra le doghe del box. Forse sta sbloccando la permanenza dell’oggetto. Non so se sia tipico di questa fase o meno.

Oggi è sicuramente una giornata da ricordare, perché ha visto l’incontro di Alexander e…Duke Ellington! Nel pomeriggio ho collegato il telefono alle casse dello stereo e ho cercato la versione di Duke Ellington e Louis Armstrong di It don’t mean a thing (if it ain’t got that swing). Ho messo play e abbiamo cominciato a ballare.

La sua reazione alla voce di Armstrong è stata memorabile. Tutto il corpo teso in uno spasmo mentre stiracchiava mani e piedi. Gli occhi apertissimi e la bocca che sembrava volesse dire qualcosa. Stessa reazione all’inizio del solo di tromba.

Abbiamo ballato per l’intero brano. Una sensazione bellissima. Non è la prima volta che balliamo. La prima volta è stata ascoltando Wuthering Heights di Kate Bush.

Oggi invece abbiamo ascoltato per la prima volta jazz insieme. La musica che mi ha rapito durante i miei studi a Roma. Una musica alla quale è legata una parte importantissima della mia vita.

Mi guardo indietro e ho sempre più la conferma di essere passato nella terza fase di cui parlava Mark Manson nel suo articolo. C’è poco da fare.

Non c’è spazio per niente che non faccia parte diretta del mio mondo. Bisogna concentrare le energie ed usarle bene.

Il mio “nuovo mondo” prende lentamente forma e mi piace sempre di più.

Foto di ciottoli sul bordo di un fiume

Proviamo un nuovo schema per le poppate

Oggi proviamo un nuovo schema per le poppate:

– 7:00
– 11:00
– 15:00
– 19:00
– 23:00

E poi…

…07:00!!

Vogliamo abituarlo a dormire l’intera notte. Negli ultimi giorni abbiamo già iniziato a metterlo nel suo letto dopo la poppata delle 19:00. Anziché farlo addormentare in braccio e poi metterlo a letto, lo mettiamo giù ancora sveglio e lo culliamo con una mano mentre gli leggiamo delle storie. Da ieri abbiamo iniziato con Raymond Carver. Sembra funzionare. In genere arrivo ad un quarto del racconto prima che si addormenti. La cosa buffa è che la lettura mi appassiona così tanto, che continuo a leggere fino alla fine del racconto.

Oggi c’è stata tanta pioggia. Se non fosse per la temperatura (intorno ai 25 gradi), sarebbe stata una perfetta giornata autunnale. La giornata ideale per prendersi cura della casa.

Ho letto un articolo di Mark Manson intitolato The four stages in life. Lo stile asciutto e cinico di Manson mi piace molto. In questo articolo spiega le quattro fasi della vita che tutti ci troviamo a passare. Si inizia con la prima, quella dell’imitazione. Impariamo dall’ambiente intorno a noi e imitiamo gli altri per sentirci parte del gruppo. Nella seconda fase iniziamo a scoprire noi stessi, cercando i nostri limiti e talenti. La terza fase mi ha colpito molto. La riporto in originale qui sotto:

“Stage Three is the great consolidation of one’s life. Out go the friends who are draining you and holding you back. Out go the activities and hobbies that are a mindless waste of time. Out go the old dreams that are clearly not coming true any time soon.
Then you double down on what you’re best at and what is best for you. You double down on the most important relationships in your life. You double down on a single mission in life.”

È esattamente la fase in cui mi trovo ora. Manson l’ha riassunta perfettamente. Certo, la transizione non è stata facile. Momenti di dubbio, indecisione. Ansia di aver fatto le scelte giuste.

Siedo sul divano. Alexander è seduto sulle mie gambe piegate. Gli piace stare seduto così dopo la poppata. Lo osservo giocare con le sue mani. Mi sembra di vedere il senso della vita, dell’esistenza. Mi guarda e senza un motivo apparente, fa esplodere uno dei suoi sorrisi.

Il dolore non è il cambiamento, ma la resistenza al cambiamento.

Foto di ciottoli sul bordo di un fiume

Leggiamo Raymond Carver

“Nel giardino sul retro uno dei cani si è messo ad abbaiare. Le foglie del pioppo tremulo che si piegava dietro la finestra ticchettavano contro i vetri. Il sole pomeridiano abitava la stanza come un essere a sé stante, una luce diffusa di benessere e generosità. Avremmo potuto essere in qualsiasi posto, in un mondo incantato.”

Mi perdo in questa istantanea di Raymond Carver in “Di cosa parliamo quando parliamo d’amoree vedo me e Alexander oggi.

La giornata è stata più difficile di ieri. Gli effetti dello scatto cognitivo si fanno sentire ancora. Riusciva a dormire solo in braccio. Metterlo nel box voleva dire doverlo riprendere dopo cinque minuti.

Nello sguardo riconoscevamo lo smarrimento della crescita. Tendiamo a sottovalutare come debba essere la vita per un neonato. Non prendiamo minimamente in considerazione il trauma che ha appena vissuto nel venire al mondo. Non parlo di parti difficili, già il semplice cambio di realtà basta e avanza.

«Che dici lo mettiamo a letto di sopra?» mi chiede Carolien mentre cambia Alexander. Negli ultimi giorni stiamo provando a creare una sorta di routine serale. Iniziamo con il farlo abituare all’idea culla=dormire.
«Possiamo provarci» rispondo più fiducioso di quanto la giornata di oggi consentirebbe.
«Lascia fare a me.» Carolien mi fa l’occhiolino e sale di sopra con Alexander in braccio.
Dopo venti minuti abbondanti la sento scendere le scale.
«Bisogna saper aspettare oggi. Ci vuole tanta pazienza» dice entrando in salone. Io le sorrido e continuo a leggere. Vederla diventare mamma ogni giorno di più mi riempie di una felicità indescrivibile. Un misto di entusiasmo, orgoglio e nostalgia.

Non passano neanche dieci minuti. Alexander è di nuovo sveglio e ci tiene a farlo sapere a tutto il vicinato.

Salgo di sopra con il mio e-reader. Invece di prenderlo direttamente in braccio, mi siedo sulla poltrona accanto alla culla e gli metto una mano sul petto. Lo facciamo dormire con un sacco a pelo per neonati. In questo modo non abbiamo bisogno di lenzuola per coprirlo.

Con la mano destra sul petto inizio a cullarlo. Apro l’e-reader e inizio a leggere. Il racconto di Carver si intitola “Distanza”. Inizio a leggere enfatizzando la melodia del testo, incantato dal ritmo dei dialoghi. Alexander protesta per un po’, ma sotto la mano lo sento calmarsi.

Leggo ad alta voce come non faccio mai. Riga dopo riga. Una pagina dopo l’altra. Mi sembra di descrivere un quadro. Il respiro di Alexander si fa più dolce e regolare. Lo sento rilassarsi sotto la mia mano fino a cadere in un sonno profondo.

Truus abbaia di sotto. La pioggia batte educata ma decisa alla finestra.

“Avremmo potuto essere in qualsiasi posto, in un mondo incantato.”

Foto di ciottoli sul bordo di un fiume

La nostra playlist Spotify

La situazione sembra essersi effettivamente assestata. Alexander oggi è stato bravissimo. La giornata è passata piacevolmente con momenti di tenerezza e di orgoglio.

La mattina è cominciata nel migliore dei modi. Avendo fatto il turno di notte, sono rimasto un po’ più a lungo a letto. Carolien è salita con Alexander e l’ha messo sul lettone mentre lei faceva delle faccende. Lui era stanco ma aveva anche voglia di chiacchierare. Quando mi ha visto ha fatto esplodere il suo bellissimo sorriso sdentato e abbiamo iniziato immediatamente a parlare.

Dopo poco è arrivato il sonno e lui non riusciva ad abbandonarsi definitivamente. L’ho abbracciato e ho messo su la nostra playlist di Spotify.

Come già scritto, sin dalla gravidanza ascoltiamo musica con Alexander. Gli effetti sono stupefacenti. L’altro giorno siamo riusciti a calmarlo con un duetto improvvisato del brano You are my sunshine. Lo stesso brano che gli facevamo ascoltare nella pancia. È passato dal pianto alla calma nel giro di un paio di secondi.

Visto la mia passione per la musica classica, ho messo insieme una playlist Spotify che aggiorno ogni volta che scopriamo una composizione che ci piace. La puoi trovare cliccando qui o nel link sotto.

Stamattina l’abbiamo messa su e ce la siamo goduti abbracciati, le nostre teste vicinissime. L’ho coccolato fino a quando si è abbandonato ad un sonno profondo.

Non avevo bisogno di nient’altro. Di nuovo quella sensazione di contentezza che nelle ultime settimane è venuta a trovarci molto spesso.